/pos•tàc•cio/ #1 – Gian Maria Marcaccini. Entità ancestrale e ordine tecnologico

Review by Nicoletta Provenzano

Published by Segnoline

Il format /pos•tàc•cio/, nell’ambito del progetto OFF1C1NA EXTENDED a cura di Spazio Y, inaugurato lo scorso 18 giugno nello studio e spazio di ricerca condiviso di OFF1C1NA nel quartiere Quadraro di Roma, si muove nei margini di un luogo di passaggio, in un intervallo di spazio in cui tempi diversi e distanti hanno lasciato tracce, oggetti, eccedenze, ricordi. 

Deposito di forme e storie da determinare nuovamente nel tempo quotidiano, /pos·tàc·cio/ compone e riusa materie sedimentate negli anni che appartengono ormai al luogo come memoria da interrogare, trasformandosi ogni volta, nel susseguirsi di installazioni site specific, in nuove e temporanee germinazioni artistiche, visibili al pubblico per dieci giorni prima di tornare stratificazione duttile da tradurre in nuove poetiche e linguaggi appartenenti all’artista successivo, in un incessante sovrapporsi, mettere in crisi e riformare svolte segniche e rivolte estetiche, nella ricerca artistica e nella storia del luogo. 

Gian Maria Marcaccini, primo artista ad intervenire nello spazio, riforma oggetti trovati e relazioni percettive in un flusso congiunto di ancestrali presenze ossee e strutture tubolari, lineari e luminescenti, che emergono da un fondo ermetico e cosciente come testimoni rituali di un passaggio compiuto dall’osservatore lungo un adito misterico, a cui accostarsi nel ritmo scandito dagli interlocutori dell’alterità: oracoli arcani e silenziosi che hanno attraversato la soglia nella disposizione di un ordine ignoto, ma imperativo, esplicito quanto tacito. 

Ogni interrogazione ritorna a se stessa nel continuum di incertezza e indeterminazione, lasciando velato il responso, da ricercare nella contemplazione delle simbologie e fattualità, fascinose e dominative, degli antropomorfizzati teschi animali.

Come reliquie attraenti e respingenti trasportano e traspongono eco antiche nella successione cadenzata e incalzante, evocante miti, racconti, culti all’origine dell’oggetto simulacrale, animati da una simmetria discorsiva unita ad una materia fluorescente, il neon: lama tagliente che attraversa, illumina e congiunge spazio ed elementi totemici divinatori, ormai alterati e dimentichi di una remota funzionalità oracolare. 

Dal percorso iniziatico lo sguardo, condotto da un legame formale, composito e mistico, giunge all’installazione video in cui autoritratti digitali, rielaborati mediante app di intelligenza artificiale, assumono identità multiple e indefinite. 

Maschere cerimoniali, dai colori ipnotici e dalle espressioni mutevoli ed ermetiche, fondono e confondono percezione, riconoscimento fisionomico, alterazione e impossibilità interpretativa, in rapporto con l’essere, con la soggettività rispecchiata in un’alterità distante e contigua, a cui si aggiunge un soffuso sottofondo di voci indistinte e sovraimpressioni fraseologiche, ermetiche e risonanti, che ne ampliano la forza magnetica ed enigmatica.  

Nell’installazione site specific, costruendo un dialogo percorribile tra entità ancestrale, identità, coscienza prelogica e ordinamento tecnologico, proteso verso un’emanazione quasi liturgica, l’artista evoca e ravvicina l’insondabile come presenza autentica e riguardante, circolare e chiasmatica, traccia di un traversamento ed un interrogativo esistenziale ineludibile e non responsivo. 

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